Le domande che ci siamo postx volevano aiutare la discussione a focalizzarsi sui limiti e sui blocchi che collettivamente riscontriamo nella nostra azione e su come dotarci di una “cassetta degli attrezzi” comune. Seguendo la traccia generale abbiamo individuato alcuni:
- NODI TEMATICI/PAROLE:
Sciopero: come processo di accumulazione e quindi di organizzazione e come processo che riarticola le lotte e tenta di ricomporre spaccature e frammentazione
Tempo: Accelerazioni, contingenze e necessità del doppio tempo. Si è ritenuto fondamentale ricavare spazi e tempi di discussione slegati dalle contingenze. Cercare di non schiacciarsi esclusivamente sui tempi delle controparti
Diserzione/Sabotaggio: Necessità di sottrazione evitando posture passive o esclusivamente reattive. Per questo la parola diserzione è stata sviluppata insieme a sabotaggio.
Futuro: Disegnare scenari alternativi in una fase in cui i movimenti faticano ad articolare proposte e una visione prospettica sul medio periodo
Conflitto: Pratiche, significato, immaginario: consa intendiamo quando parliamo di conflitto, quale articolazione possibile tra le pratiche.
Immaginario: comunicazione e mezzi comunicativi, capacità di essere incisivi e rompere le bolle all’interno delle quali ci troviamo rinchiusi
Ecologia: In senso estensivo, capacità di tenere un insieme organico di elementi
Convergenza: Definizione della parola, andare oltre sommatoria o semplice alleanza.
Intersezione: Così come convergenza non va data per scontata né inflazionata, si tratta di processi.
Queste due ultime parole spesso risuonano nelle discussioni tra realtà di movimento e sono state spesso richiamate anche all’interno del tavolo: fondamentale non rimanere sulla superficie e non utilizzarle come categorie vuote.
PAROLE PROBLEMATICHE
Sono state individuate alcune parole sulle quali proseguire un ragionamento, perché fortemente connotate dal campo avversario o comunque di difficile risignificazione:
Cura, sicurezza e vita:
Cura: eccessiva caratterizzazione legata all’assegnazione di genere del lavoro di cura, è possibile risignificare la parola?
Sicurezza: come categoria da ampliare oltre l’utilizzo fatto dalle destre a livello globale, è possibile estendere la parola sicurezza ad altri campi o ribaltarla?
Vita: limitarsi alla definizione non aiuta, bisogna andare oltre alla difesa della “nuda vita” e andare oltre, trasformando il concetto in una lotta contro lo sfruttamento e con l’immaginazione di un futuro.
Proprio a partire dalle riflessioni collettive e dalle domande iniziali ci siamo voluti concentrare sui:
- LIMITI:
Riflettere sui limiti ha voluto dire interrogarsi sulle indicazioni che arrivano dalle prassi che quotidianamente portiamo avanti e su quali priorità individuare per avanzare in termini di efficacia. In ordine sparso sono emerse le seguenti questioni:
Dimensione generazionale: è sempre più evidente il difficile coinvolgimento di giovani e giovanissimi all’interno delle realtà di movimento e il crescente distacco.
Logica Amico/Nemico: Il regime di guerra e l’esplosione dei conflitti degli ultimi anni hanno accentuato una tendenza osservabile già a partire dalla crisi pandemica. L’unico dibattito che si è sviluppato e si sviluppa ancora è viziato da posizionamenti, logiche schematiche, dogmatiche e contrappositive, incapaci di leggere la complessità del mondo e di sviluppare compiutamente azioni all’altezza di quello che accade.
Tic e coazioni a ripetere: Ci è sembrata evidente la tendenza a riprodurre pratiche e posture largamente insufficienti e inefficaci, non in grado di misurarsi con le trasformazioni e le accelerazioni radicali che il regime di guerra porta con sé
Comunicazione: E’ emerso, tranne rare eccezioni, una sottovalutazione del campo comunicativo come terreno fondamentale. In questo senso una messa in comune di strumenti, competenze e ragionamenti per ampliare la portata comunicativa dei movimenti e immaginare nuove strategie è emersa come priorità
Rapporto tra organizzazioni e movimenti: spesso il rapporto tra le organizzazioni sindacali e di movimento e l’esplosione di movimenti sociali di massa è sembrato faticoso. A partire da questo limite è emersa la necessità di riflettere su quale ruolo e quale postura per le organizzazioni all’interno dei movimenti
Dopo aver analizzato i “limiti” ci siamo concentrati sulle:
- PRATICHE:
Sciopero: Lo sciopero contro la guerra è di certo un’evocazione necessaria ma il processo di cui abbiamo bisogno è un processo che riempie e “mette a terra” questa evocazione. Riflettere sui percorsi degli ultimi anni (sciopero sociali, movimento transfemminista, ecc). Sciopero come processo di accumulazione che ha effetti sull’irrigidimento che la guerra porta sul comando sul salario, del patriarcato, del razzismo, ecc
Riflessione sulle forme dell’organizzazione: Sono le nostre forme organizzative all’altezza della sfida che abbiamo davanti? E’ emersa come necessaria una riflessione sulle forme dell’autorganizzazione, su come si costruiscono infrastrutture in grado di tenere nel tempo, di rispondere alle urgenze e di costruire mobilitazione e organizzazione di massa. Anche la forma della rete è stata messa a critica, a causa del rischio di un’eccessiva “porosità” e incapacità di strutturare relazioni incisive ed efficaci. Da diversi interventi è stato messo in luce come troppo spesso la militanza è stata vista come “performatività” e la necessità di confrontarsi, anche nel disaccordo, senza trasformare il disaccordo in muri invalicabili
Mutualismo: Funzione del mutualismo, riflessione sull’efficacia nel regime di guerra del mutualismo come resistenza alla solitudine, trasformazioni e messa in comune dei progetti
Pratiche conflittuali: riflessione sulle pratiche e sulla loro articolazione
Cibo: Come l’appropriazione dei beni primari può diventare una strategia e una pratica all’interno di un regime di guerra che li può manipolare, negare e controllare. Aggancio anche alla crisi climatica
- FOLLOW UP
Portare in giro Reset: Processo di diffusione nazionale, organizzativo, portare pratiche, metodo e argomenti e non cercare di riprodurre semplicemente il contenitore. Evitare di portare in giro il marchio, da inserire all’interno dell’offerta politica”, anche per costruire linguaggio e obiettivi comuni.
Sciopero: Lo sciopero contro la guerra è di certo un’evocazione necessaria ma il processo di cui abbiamo bisogno è un processo che riempie e “mette a terra” questa evocazione. Riflettere sui percorsi degli ultimi anni (sciopero sociali, movimento transfemminista, etc.). Sciopero come processo di accumulazione che ha effetti sull’irrigidimento che la guerra porta sul comando sul salario, del patriarcato, del razzismo, etc.
Orizzonte è mobilitazione contro la guerra e l’apertura di un processo di verifica con tutti per capire se “scioperiamo dalla guerra” può essere qualcosa in più di un’evocazione.

